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VERBANIA – 19.07.2019 – Senza un’identificazione certa

è impossibile individuare i colpevoli e condannarli. S’è chiuso con un’assoluzione con formula dubitativa il primo degli otto procedimenti penali che vedono imputati al tribunale di Verbania gli otto profughi che il 26 luglio del 2017 effettuarono un blocco stradale sulla provinciale 43 Miasino-Ameno-Bolzano Novarese. La loro fu una forma molto eclatante di protesta che, arrivando a bloccare la strada, impedì agli automobilisti il transito, tanto da incappare nel reato di violenza privata. I fatti accaddero la sera, ma le avvisaglie s’erano avute già dal mattino, quando il gruppo, partito da Novara a bordo di un minivan, arrivò a Villa Cristina. Il trasferimento forzato non fu ben accetto dai richiedenti asilo, che avrebbero preferito restare in città e non in un piccolo paese di provincia. Si lamentarono con gli operatori e, dopo cena, inscenarono la protesta. Presero frigoriferi, mobili e suppellettili che portarono in strada e che accatastarono affinché non potesse più circolare nessuno. Gli automobilisti bloccati si arrabbiarono tanto che –così ha riferito l’operatrice del centro d’accoglienza chiamata in aula a testimoniare– qualcuno lanciò un sasso in loro direzione. La protesta durò una ventina di minuti, nemmeno il tempo che arrivassero i carabinieri della stazione di Orta San Giulio, avvisati da un automobilista che poi sporse denuncia. Quando i due militari furono sul posto videro solo gli oggetti a bordo strada. Identificarono tutti i presenti, a iniziare dagli otto profughi, contro i quali la Procura di Verbania ha proceduto. Ma nelle successive indagini non è mai stato effettuato un riconoscimento fotografico che addebitasse specifiche condotte a singole persone. Per questo il giudice, nonostante la richiesta di condanna a due mesi del pm Maria Traina, ha mandato assolto il richiedente asilo.