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VERBANIA - 24-05-2020 -- Il 2020 è più che mai un’incognita

ma, per il futuro, la base di partenza su cui valutare il rilancio, è il 2019. In settimana la Provincia ha diffuso il bilancio dei flussi turistici dello scorso anno solare. Il dato è in lieve calo, ma mantiene nel tempo un trend stabile. Rispetto al 2018, che fu eccellente, arrivi e presenze si contraggono rispettivamente del 3,47% e del 4,60%. Le seconde si attestano a 2.955.000 (-142.509), poco al di sotto della soglia psicologica dei tre milioni, infranta l’anno passato, con una suddivisione quasi paritaria tra strutture alberghiere ed extra-alberghiere, con le prime in vantaggio.

A questi numeri si arriva partendo da quelli dell’ospitalità: 758 strutture ricettive (12 in più del 2018, 257 alberghi e 548 tra campeggi, B&B, rifugi, ostelli, villaggi turistici, case vacanze...) per 39.251 posti letto, cui si aggiungono gli appartamenti affittati da privati. Il mercato, fortemente cresciuto negli ultimi anni anche sull’onda del successo della piattaforma Airbnb, dal 2019 è diventato regolato per l’entrata in vigore della legge regionale che obbliga i proprietari a registrarsi e a comunicare la loro attività. Finora l’hanno fatto, nel Vco, in 1.045 per 4.720 posti letto.

Il turismo del Vco si conferma straniero. Vengono da fuori Italia il 72,20% dei visitatori, che sommano l’81,10% delle presenze. La Germania la fa da padrone con il 40,9% del totale degli stranieri. A seguire Paesi Bassi (14%), Svizzera (12,2%), Francia (8,3%), Regno Unito (6,4%(, Stati Uniti (3,3%), Austria (2,4%). In rapporto all’anno precedente sono cresciuti i turisti da Austria, Regno Unito, Stati Uniti e Germania; calati olandesi e francesi.

Per quanto riguarda le località turistiche, Verbania è prima con 898.810 presenze, seguita da Stresa (563.382), Baveno (553.271), Cannobio (298.669) e Cannero Riviera (130.815).

sanitaria in corso.

“Nell’analizzare positivamente i flussi turistici – dichiarano il presidente della Provincia Arturo Lincio e il consigliere delegato al Turismo Giandomenico Albertella - manifestiamo la nostra forte preoccupazione per il devastante impatto del Covid-19 sul sistema dell’ospitalità italiana”.

Federalberghi ha rilevato a marzo, a livello nazionale, un vero e proprio tracollo delle presenze negli esercizi ricettivi (- 92,3% per gli stranieri e - 85,9% per gli italiani). Ad aprile il mercato si è completamente fermato (- 99,1% per gli stranieri e - 96,4% per gli italiani). Ad aprile, nel comparto ricettivo sono andati persi circa 106 mila posti di lavoro stagionali. Se si guarda all’intero settore turismo, i posti di lavoro stagionali a rischio per l’estate 2020 sono quasi 500.000. “Tutti gli imprenditori del settore – aggiungono - si stanno domandando come e quando potranno ripartire. Ci sono anche molti che si domandano se sia il caso di riaprire. Ma potranno farlo solo se i provvedimenti in itinere, opportunamente modificati, forniranno alle imprese il concreto sostegno economico con erogazione di liquidità immediata a fondo perduto, certezze necessarie, semplificazione e sburocratizzazione delle procedure, perché le imprese da sole non ce la fanno”.