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borghi enrico

ROMA- 22-01-2021--  "Ho sempre combattuto (fin dagli anni '80 della "Milano da bere") la modalità tardo-medievale con la quale una certa politica, tradizionalista e assistenzialista, tendeva a elevare come merito politico il compito dell'elemosiniere che dispensa prebende di spesa pubblica.  Affezionato ad una modalità per la quale la politica dovrebbe essere idee, pensiero e programmazione anzichè il luogo dello scontro per la gestione ed il potere fine a sè stesso -sempre più piccino, per la verità, visti gli esiti complessivi che stiamo vivendo- in questi mesi ho evitato di intervenire laddove ad ogni piè sospinto arrivavano dagli esponenti della Regione Piemonte rivendicazioni di paternità di fondi statali che venivano spacciati come straordinarie redistribuzioni regionali. 

Lo schema di questi mesi è stato stucchevole: per gli amministratori regionali, ogni qual volta sorgeva un problema -dall'alluvione alla pandemia, dalle infrastrutture alla sanità- la colpa era di Roma. Del governo (precedente). Della classe politica romana. Quando poi arrivavano le soluzioni,  neanche due righe di riconoscimento o quantomeno di presa d'atto del lavoro, ma l'immediato esproprio di paternità per assumersi il merito. Dentro la modalità tardo-medioevale del Balivo di fronte al quale bisogna togliersi il cappello perchè dispensatore di prebende e risorse.  Però, a tutto c'è un limite. O meglio, per dirla alla Totò ogni limite ha una pazienza. Che si perde quando si leggono gli autoincensamenti degli amministratori regionali che si prendono il merito -in queste ore- di attribuire al mondo dello sci (gestori di impianti, maestri di sci, club sportivi) la cifra di 20 milioni a titolo di ristori.

E' facile fare gli splendidi, quando i soldi non sono tuoi, ma hai come unico compito quello di ripartirli quando ti arrivano dall'alto.  La polemica non meriterebbe in sè neppure menzione, perchè i soldi pubblici sono dei cittadini a prescindere dal livello istituzionale che li eroga, se non fosse che il silenzio risulterebbe complicità nei confronti di questa regressione culturale fatta di paternità improprie e di ricerca del facile consenso dentro una filiera di potere legato alla spesa pubblica e alla sua distribuzione. 

Però è bene che i cittadini sappiano che i 20 milioni per il mondo dello sci e della montagna piemontese arrivano dall'applicazione dell'articolo 12 del decreto legge 157 del 30 novembre 2020, che li ha stanziati. Decreto del governo Conte 2, convertito in legge dal Parlamento con il voto favorevole del centrosinistra e il voto contrario di tutte le forze politiche di centrodestra che governano la Regione Piemonte. 

Il governo Draghi ha quanto meno il merito di aver fatto finire questa ipocrisia, per la quale si scaricano i problemi a Roma, dove poi si vota contro i provvedimenti risolutivi salvo assumersi i meriti degli stessi sul territorio. Ora ognuno dovrà -fino in fondo- assumersi la propria responsabilità, ad iniziare dallo stanziamento dei 32 miliardi che abbiamo messo sul tavolo con lo scostamento di bilancio.  Se a Torino si mostrano così interessati alle sorti degli operatori della montagna, oltre a qualche comizietto potrebbero però fare qualcosa di più. E cioè metterci soldi aggiuntivi (che non ci sono!) attingendoli dal bilancio regionale. Altrimenti è la fiera del fariseismo. Sia pure nella sua variante medioevale".